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CINEMA. MAD MAX, FURY ROAD, di G. Miller | Furiosa, Max e l’uomo chitarra

Film: Mad Max, Fury Road

Regia: George Miller

Anno: 2015

Cast: Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult, Hugh Keays Byrne

In un futuro che più distopico non si può, il mondo si può riassumere in una serie di fotogrammi: sangue, malattia, motori, gasolio, sete, fuoco, deserto, guerra.

Max Rockatansky, come tutti, combatte incessantemente per due cose: benzina (un classico della saga) e acqua. La vita è diventata sopravvivenza in un deserto infestato da esseri spietati e bizzarri mezzi cingolati ed è proprio grazie al monopolio dell’unica falda acquifera che la tirannia di Immortan Joe si protrae su quelli che lui ama chiamare i suoi figli. Al popolo, Immortan Joe promette dosi ben centellinate d’acqua ma soprattutto promette il Valhalla. Eppure Joe ha una serpe in seno che vuole porre fine a tutto questo: l’imperatrice Furiosa.

WE DON’T NEED ANOTHER HERO- Trent’anni dopo quel saluto tra Mel Gibson e Tina Turner nel bel mezzo del nulla con lei che, in maniera del tutto gratuita, esclamava: “Siamo una bella coppia noi”, eccoci di nuovo nella sabbia due, al massimo tre anni di tempo filmico dopo. In realtà si fa fatica a stabilire una continuity col resto della saga. All’inizio Max ha un volto nuovo ma sfoggia ancora il capello lungo e la barba incolta del Mel Gibson del terzo capitolo (1990). Per un attimo scorgiamo il mitico volante della V8 Interceptor e, quando Immortan Joe corre dalla vecchia schiava per farsi dire dove stia fuggendo Furiosa, sembra perfino di vedere un silenzioso Thunderdome. Ma i link con la vecchia trilogia si esauriscono qui, più o meno.

LASCIATEMI CANTARE…- L’immaginario steampunk milleriano ha ispirato l’immaginario rock, prog, metal e questa già potrebbe essere una risposta all’assurda quanto probabile domanda: “Cosa ci fa quel tizio con la chitarra elettrica sputafuoco in mezzo a quella carovana di cattivoni alla Ken Shiro?”. Si tratta del musicista/ attore australiano iOTA che suona appeso davanti ad un muro di casse stereofoniche mobili ad ogni scorribanda di Immortan Joe e soci ed è lui, l’uomo-chitarra (Woof Warrior) l’emblema del mood anarcoide della pellicola. “Un mix tra Keith Richards e uno spaventapasseri” (cit.).

MEGAN GALE???- Secondo la mitologia norrena, chi muore con onore viene scortato dalle Valchirie nel paradiso degli eroi. I guerrieri del Valhalla assisteranno Odino nel Ragnarok, lo scontro con i Giganti. Siamo ai confini con il prossimo capitolo di Thor, tuttavia nel mondo folle creato da George Miller non c’è spazio per visioni manichee, dei, semidei, al massimo per un manipolo di fugiaschi armati fino ai denti in fuga verso il nulla. Il film è una lunga e frenetica cavalcata delle Valchirie e fa specie scoprire che ad interpretare proprio il personaggio (neanche tanto secondario) di Valchiria è Megan Gale, che per noi italiani fino a ieri era “quella patata sorridente degli spot tim di fine anni 90”. Tu chiamale se vuoi, evoluzioni.

MAD TOM- I tempi sono cambiati, la società anche e il cinema, da specchio qual è, tiene il passo. La figura dell’eroe macho è definitivamente crollata e Tom Hardy, in questo film, ne è ulteriore conferma. Il suo è un Mad Max più silenzioso e meno primadonna di Mad Mel Gibson. Dietro al suo personaggio c’è tutto il background “badass” di Hardy, da Bane a Bronson passando per Warrior. La chiave di volta è ancora una volta donna, Furiosa di nome e di fatto (Charlize Theron), che come Bruce Campbell ne L’Armata delle Tenebre, è l’eroina menomata che non si arrende davanti a nulla. Se non fosse per Furiosa, questo Max probabilmente passerebbe il resto della vita nel lato oscuro della forza, tormentato dall’idea di non essere riuscito a salvare moglie e figlio da una tragica fine (Come? Quando?). Immortan Joe è un villain demoniaco, con le palle fumanti e la pellaccia dura del cattivone storico Hugh Keays Byrne. Completa il cast il potentissimo Nicholas Hoult che, dopo X-Men si ritaglia un ruolo chiave anche qui.

“Non avevamo una sceneggiatura, ero spaventata. Io e Tom volevamo fare bene il nostro lavoro e compiacere il regista ma quando non sai se ci riuscirai la cosa ti spaventa. Per Tom è valso più che per me, perché lui aveva un’eredità pesante da raccogliere” C. Theron

BLOCKBUSTER MOVIE D’AUTORE- Fury Road non è e non vuole essere il massimo dell’intreccio narrativo, ma rappresenta di certo il nuovo paradigma dell’azione cinematografica mondiale, avvalendosi di una regia strepitosa, di una fotografia e di un montaggio che più incalzanti non si può (Jason Ballantine e Margaret Sixel), in parte anticipati dal folle trailer. Di sicuro, si tratta dell’ultimo e più potente blockbuster movie d’autore del cinema mondiale (come conferma anche Giorgio Viaro QUI). Fury Road è una corsa davvero fast&furious, tanto dirompente nella resa finale quanto concentrata e secca in fase di shooting e montaggio; Fury Road è A 30 Secondi dalla Fine che incontra la cavalcate delle Valkirie in un crescendo di chitarroni Fender. Metti il progetto nelle mani di uno qualunque e avrai un film qualunque; è nelle mani del vecchio George che succede la magia. Esperienza mozzafiato. L’estetica e l’immaginario di Mad Max non sono mai stati e probabilmente non saranno mai più così maturi visivamente. L’Australia fa bene al cinema, ora è chiaro. Dopo il primo indimenticabile capitolo della saga, dopo Interceptor e dopo questo Fury Road, George ha ribadito il suo posto d’onore nel Valhalla.

Author: copyisteria

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