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CINEMA. I GUARDIANI DELLA GALASSIA, di J. Gunn | Gli ’80s entrano nei cinefumetti

Film: I Guardiani della Galassia

Regia: James Gunn

Anno: 2014

Cast: Chriss Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista, Lee Pace, Vin Diesel, Bradley Cooper, Michael Rooker, Benicio Del Toro

I Marvel Studios affidano a James Gunn, apprezzato regista di cinecomics alternativi (Super), il compito di far appassionare un pubblico già saturo ad un nuovo team di personaggi totalmente inediti, venuti fuori dalle retrovie editoriali dello sconfinato universo Marvel.

IN PRINCIPIO ERA KEVIN BACON-  E’ il 1988. L’anno di Moonwalker al cinema e di Kevin Bacon superstar planetaria grazie a Footlose (1984). Un ragazzino di nome Peter Quill viene rapito da un gruppo di pirati galattici, gli Scavengers, subito dopo la morte della madre. 26 anni dopo, Peter, diventato nel frattempo un moonwalker per davvero, si imbatte nell’assassina Gamora, nel maniaco Drax, nel procione geneticamente modificato Rocket Raccoon (occhio però a dirgli che è un procione!) e nel suo fido amico, l’albero antropomorfo Groot. Dopo una serie di vicissitudini legate ad una sfera dai poteri illimitati, questi improbabili personaggi saranno costretti ad allearsi dando vita al team più sgangherato dell’Universo. Per respingere la terribile minaccia di Ronan L’Accusatore (subalterno di Thanos), i Guardiani dovranno dar fondo a tutte le loro energie.

DA GRANDI POTERI DERIVANO GRANDI COMPLESSI-  Se il tratto distintivo dei Marvel Studios è l’ironia, I Guardiani della Galassia sono “nel solco” all’ennesima potenza. Il film scherza molto col pubblico, gioca a sorprendere. Tutti i personaggi sono ottimamente caratterizzati, divertono e si evolvono gradualmente in qualcos’altro muovendosi a modo loro e con estrema disinvoltura tra bene e male, senza però far leva sul superomismo più smaccato. A differenza degli Avengers, insomma, i Guardiani della Galassia sono freak, sporchi, vengono dal popolo, hanno grossi problemi a relazionarsi, complessi di inferiorità, irrisolti interiori, in estrema sintesi hanno tutti bisogno d’affetto. Last but not least, quelli che dovrebbero difenderla sono “i più grossi idioti della Galassia” (cit. Gamora). Eppure, inevitabilmente, ci si innamora di questi super(anti)eroi idioti, perché incarnano fin da subito la rivincita degli ultimi e di chi crede in pochissime cose, prima fra tutte l’amicizia.

La storia di Peter Quill/ StarLord viene un tantino semplificata rispetto ai fumetti, ma funziona come tutto il resto. Peter Quill e Rocket Raccoon sono due buddies svegli, affiatati e logorroici, Gamora è fredda e anaffettiva, Drax è un assassino senza scrupoli che intende vendicare la sua famiglia (interessante la graduale “umanizzazione” che lo investe). È tutto lì: tra Yin, Yang, vintage pop culture e dialoghi al fulmicotone. Perfino Groot, di gran lunga il personaggio più tenero e altruista della banda, ha un momento molto spassoso di cattiveria purissima.

DIMENSIONE DANZA- Si capisce fin dalla prima scena che questo è un film sulla musica. La musica lega alla perfezione con lo sci-fi e qui il glam pop anni ’80 rappresenta molto più di un sottofondo, è quasi un personaggio in carne e ossa; qualcosa con cui cogliere l’essenza della vita; qualcosa per cui lottare. Se Marty McFly se la viaggiava nel tempo, Peter Quill se la viaggia nello spazio a tempo di pop music, ballando di continuo (anche quando non te l’aspetti minimamente), quasi avvinghiato all’amato walkman 1 Sony con relativa musicassetta di Greatest Hits. Probabilmente, se vedessimo I Guardiani della Galassia con una normale colonna sonora di stampo epico/ apocalittico non usciremmo dal cinema tanto colpiti e questo la dice lunga su quanto le scelte stilistiche a volte decretino il successo di un film. I Guardiani della Galassia ha qualcosa in più e quel qualcosa è fatto, per buona parte, di musica. La stessa musica che, quasi sicuramente, il regista James Gunn amava da ragazzo.

La Marvel e James Gunn sugli scudi: Guardiani della Galassia

Siamo tutti Keiser Soze

Oltre alla colonna sonora originale composta da Tyler Bates, meritano una citazione tutti i brani: da Hooked On a Feeling (Blue Swede) a Go All the Way (Raspberries). Dall’azzecatissima Spirit in the Sky (Norman Greenbaum) a Moonage Daydream (David Bowie), passando per Fooled Around and Fell in Love (Elvin Bishop), I’m Not in Love (10cc), I Want You Back (Jackson 5), Come and Get Your Love (Redbone), Cherry Bomb (The Runaways), Escape (The Piña Colada Song) (Rupert Holmes), O-O-H Child (The Five Stairsteps), Ain’t No Mountain High Enough (Marvin Gaye and Tammi Terrell). Ecco, li ho detti tutti.

Così confezionato, i Guardiani della Galassia sembra esso stesso una delle rarità che il Collezionista (Benicio Del Toro) conserva nella sua inquietante tana piena zeppa di easter eggs.

Buoni gli attori, sia quelli in carne e ossa che quelli in CGI. Il film fa ridere, commuove e scorre serrato fino al finale, in sè bello e significativo. James Gunn ha fatto il miracolo. Qualcuno aveva scritto che i Guardiani della Galassia è lo Star Wars delle nuove generazioni. Non ci è andato poi così lontano. L’universo Marvel si fa sempre più ampio e la scena extracredit con Howard il Papero fa compiere un ulteriore step verso una direzione sempre meno supereroistica in senso “classico”. Se si passa sopra alle inevitabili forzature di sceneggiatura, il film è ottimo e abbondante.

MOMENTO CULT- Quando Peter Quill cita Kevin Bacon in quel momento lì, è un po’ come Marty McFly quando tirò in ballo Clint Eastwood in Tu-Sai-Cosa-Uno.

di Giuseppe Piacente

7


Author: copyisteria

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